Muffa in casa: non sono semplici macchie, sono esseri viventi

Sai quante insidie nascoste sono presenti nella tua casa? Alcune di queste possono essere molto pericolose. La muffa è una di queste.

La muffa non è una macchia: è un fungo vivo

Quelle zone nere che vedi sui muri non sono semplici macchie. Sono veri e propri esseri viventi.

La muffa è un fungo che rilascia nell’aria cellule riproduttive chiamate “spore”. Ne vengono generate miliardi — e sono libere di circolare in tutta la tua casa. Invisibili, inodori, sempre presenti.

I primi ad essere colpiti da questo fungo tossico sono i più vulnerabili: i bambini, gli anziani e gli animali domestici.

Gli occhi e le prime vie respiratorie sono i bersagli immediati. Ma l’esposizione prolungata alle spore fungine è associata a malattie respiratorie croniche, asma e allergie anche in persone altrimenti sane.

I rimedi fai-da-te non funzionano

Varechina, candeggina, acqua ossigenata, bicarbonato: sono i classici rimedi domestici che le persone provano prima di rivolgersi a un professionista. Non fanno nulla contro la muffa — nel senso che non eliminano le cause e non raggiungono le spore in profondità nelle pareti.

La muffa continua a crescere sotto la superficie, anche quando sembra sparita.

Perché la muffa compare sempre negli angoli e intorno alle finestre?

Non è un caso. La muffa segue regole fisiche precise: cresce e prolifera solo in determinate condizioni ambientali — temperatura superficiale bassa, umidità relativa elevata, scarso ricambio d’aria.

Gli angoli delle pareti e i davanzali delle finestre sono i punti dove la superficie interna è più fredda — i cosiddetti ponti termici. Quando l’aria umida della stanza tocca queste superfici fredde, l’umidità condensa. E la muffa trova le condizioni ideali per crescere.

Se non conosci queste regole fisiche, non puoi nemmeno affrontare il problema nel modo giusto.

Cosa fa davvero la differenza

Per eliminare la muffa non servono miracoli. Serve un tecnico competente con strumentazione idonea che identifichi le cause — in modo qualitativo e quantitativo — prima di prescrivere la soluzione.

Con una termocamera a infrarossi si vedono i ponti termici. Con un datalogger si registra l’andamento di temperatura e umidità nel tempo. Con un misuratore a microonde si misura l’umidità nelle pareti senza forare.

Solo dopo questa diagnosi si può intervenire in modo definitivo.


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Ing. Francesco Pritelli — Studio Pritelli Ingegneria, Cattolica (RN)

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